Agile UX, Facebook e il refactoring delle interfacce

In un recentissimo post di Alberto Mucignat, caro amico più volte ospite di questo blog, nonché esperto progettista di interfacce, si possono leggere sintetizzati i punti salienti per capire come lavorano gli interaction designer di Facebook.

Sebbene mi piacerebbe soffermarmi sul punto

3. I designer lavorano principalmente in codice (html/css e un pizzico di php)

tradendo così la mia estrazione da sviluppatore e confermando il codice come valido (!= perfetto) formalismo per questi scopi, preferisco invece farti notare questo:

4. Non si affezionano troppo al lavoro: il software cambia continuamente.

È più di un anno che scrivo e dico che l’unica via per rendere più agile il lavoro degli interaction designers è basata su due punti:

  1. Trovare strumenti che permettano il facile refactoring dei wireframe.
  2. Adottare una filosofia di progettazione più incline al rifacimento e meno al desiderio di essere – disperatamente – up front.

Il primo vincolo potrà anche essere squisitamente tecnico – ed è solo questione di tempo, ma il secondo non è che di natura umana.

E ti pare poco!

September 17 2009 11:10 pm | Dalle trincee

6 Responses to “Agile UX, Facebook e il refactoring delle interfacce”

  1. Alberto Mucignat on 18 Sep 2009 at 08:21 #

    i wireframe, per loro stessa natura, sono stati sempre pensati per essere uno strumento di comunicazione di facile cambiamento. per questo possono essere modificati velocemente anche da uno che non sa un tubo di design (per esempio un architetto dell’informazione o un editor che deve correggere delle label).

    sul secondo punto, niente da dire, se non che mi ha strappato un sorriso. :-)

    chiudo dicendo che le attitudini che hai messo sono abbastanza standard nel lavoro di designer. il vero problema per me è riuscire a far adottare questo tipo di processo ad altri (team interni, cliente, agency che sviluppa in maniera tradizionale, etc).

  2. Folletto Malefico on 18 Sep 2009 at 17:54 #

    Decisamente a tema per la discussione che dobbiamo fare. ;)

    Comunque concordo.

    Sono personalmente un po’ dubbioso su un passaggio: spero anche io che arriveranno i tool, ma prima credo debba affermarsi una cultura del “design agile”… che quindi dovrebbe passare per una sua, per quanto piccola, fase di hype e/o quantomeno di adozione. :)
    Allora ci si accorgerebbe che anche i tool dovrebbero seguire e… :)

    Però come diceva Alberto di fatto il wireframe serve per poter iterare, al contrario di una grafica in photoshop come si faceva prima. Quindi diciamo che seppure spesso non viene detto, dovrebbe essere intrinseco nel processo UCD.

    Il problema son i clienti anche se spesso alla fine se un cliente vuole “semplicemente il risultato” le iterazioni le fai internamente senza fare vedere al cliente ignorante i passaggi.

    Anche se mi piacerebbe trovare una via che fosse in grado anche di educare il cliente, in modo che apprenda e capisca quanto è utile lavorare in un certo modo… :)

  3. Jacopo Romei on 18 Sep 2009 at 18:04 #

    Sono d’accordissimo e proprio per questo – e non nonostante questo – però ti chiedo: se chi si occupa dello sviluppo riesce a ‘vendersi’ in modo agile educando il cliente – sebbene io stia usando il verbo educare solo per citarti, visto che non ne condivido il senso in questo contesto – verso una basilare convergenza di intenti, ti chiedo appunto: perché i designers dovrebbero avere più difficoltà?

    Sono fermamente convinto – galileianamente fino a prova contraria :) – che in questo momento ai designers non manchi proprio nulla per fare questo leap ahead e scrollarsi di dosso una polvere che produce solo mancato godimento del proprio lavoro.

    Parliamone ;)

  4. fullo on 29 Sep 2009 at 22:51 #

    avete dato un occhio a questo?

    http://blog.designsvn.com/2009/08/04/the-design-process-behind-designsvn/

  5. Jacopo Romei on 29 Sep 2009 at 23:20 #

    Beh, ad una rapida occhiata sembra proprio “quello lì”! Peraltro l’approccio completamente visuale sembrerebbe scremare le prime legittime critiche avanzabili su una certa macchinosità…

  6. michele luconi on 07 Oct 2009 at 12:49 #

    nascondersi dietro a “il problema e’ il cliente” e’ la considerazione piu’ immediata, ma negli anni ho sempre di piu’ maturato la convinzione che dipende *solo* da noi: abbiamo o non abbiamo la voglia di provare a cambiare le abitudini, soprattutto le nostre?

    quando si parla di web, e’ scontato che arrriva prima di tutto la grafica, e’ scontato che ti faccio vedere 2/3 proposte e poi tutto il resto viene dopo, cosi’ abbiamo abituato i (o la maggior parte dei) nostri clienti.

    ma, come spesso capita, la risposta piu’ semplice e’ anche la piu’ giusta: perche’ non provare?

    cosi’, nel nostro piccolo, da pochi mesi presentiamo il wireframe direttamente al cliente e facciamo una sola proposta grafica. certo che il cliente storce il naso, e’ abituato da noi che facciamo web e prima da chi fa grafica tradizionale; ma mettersi in discussione e proporre e’ una cosa che deve venire da noi, lasciamo perdere cosa pensa il cliente.

    poi, giustamente, il risultato e’ quello che conta: cosi’, se lo otteniamo (e per giunta *presto*) nessuno storcera’ il naso, anzi.

    mike.

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