Imparare ad imparare

Leggendo su indicazione del buon Stelio un articolo su Wikipedia relativo al metodo Montessori ho notato immediatamente, folgorato, un passaggio che riporto qui liberamente tradotto, riguardo gli elementi essenziali di un buon processo educativo:

  • Classi di età mista.
  • Attività a scelta dell’allievo all’interno di una ristretta gamma di opzioni.
  • Blocchi temporali di lavoro ininterrotto.
  • Un modello costruttivista o di scoperta, in cui gli allievi imparano i concetti lavorando materialmente in prima persona, piuttosto che per istruzione frontale.
  • Materiale didattico specializzato, sviluppato ad hoc.
  • Libertà di movimento nella classe
  • Un insegnante con padronanza del metodo

Beh, non posso fare a meno di notare come tutti questi punti possano essere tradotti, ricondotti, mappati con successo sulle metodologie agili e sui principi che ormai da 10 anni sostengo, pur con un approccio mutevole ed evolutivo, senza indulgere nella liturgia, nel cargo cult.

L’assunto fondamentale di questo mio articolo è semplice quanto basta per scriverlo in poche, pochissime parole: sviluppare un prodotto digitale è un processo di apprendimento.

Sulla base di questo assunto, rivediamo i punti esposti uno per uno:

  • La diversità come valore imprescindibile per la crescita – nel lungo termine – ed il successo dell’azione – nel breve. Raccogliere professionalità diverse in un team cross funzionale presenterà dei costi, certo, che saranno però ampiamente ripagati dalla robustezza dell’apprendimento del team stesso.
  • Ridurre il work in progress, focalizzare l’azione ma rinunciando a processi strettamente prescrittivi. Chiunque sappia cosa sia una kanban board – <rant>e vi assicuro che sono meno di quelli che ne parlano</rant> – sa che le caratteristiche fondamentali di questo strumento sono
    1. la limitazione della concorrenza
    2. la modalità di selezione autonoma del lavoro da svolgere sulla base di una coda di priorità e delle proprie competenze
  • Il timeboxing è un concetto antico, ausilio di qualsiasi processo cognitivo. Decenni e decenni prima che noti brand vegetali – ormai pericolosi anche da citare per motivi di copyright… – vedessero le prime luci, il metodo Montessori già affermava la necessità di non essere interrotti per intervalli protetti di tempo.
  • Il modello cognitivo di scoperta per eccellenza nella programmazione è il test driven development (TDD), vera e propria trasposizione del costruttivismo nel contesto virtuale del software. Procedere per tentativi incrementali di ipotesi, assemblaggio, validazione e pianificazione è infatti parte fondamentale della teoria costruttivista. Ma programmare è solo una parte dello sviluppare prodotti digitali! C’è anche l’interaction design e lo sviluppo del business model. E qui manteniamo un allineamento pazzesco con i principi costruttivisti se pensiamo alle tecniche tipiche del mondo UX (wireframe, prototipi…) e alla business model canvas utilizzata nel business model generation.
  • Continuous integration, user story, wireframe etc etc sono tutti artefatti creati appositamente per massimizzare il feedback cognitivo del team mentre questo impara sempre meglio cosa il mercato si attenda da lui.
  • Esaltazione della libertà di azione individuale, per massimizzare l’espressione del proprio valore, senza badare a sovrastrutture che non portano reale valore a nessuno degli stakeholder, purché sia chiaro a tutti cosa ci si attenda dai membri del team. Giacca e cravatta, sistemi operativi imposti, strumenti di sviluppo standardizzati, obbligo rigido di presenza in ufficio e altre inutili benché spesso scontate regolette sono solo una forma di spreco.
  • Un coach che sappia davvero cosa significhi sviluppo agile, agile UX, lean start-up senza diffondere versioni distorte delle metodologie che mettano a repentaglio la salute e la redditività del progetto. Per sgombrare il campo da sospetti di marchetta – lettore maliziosetto che non sei altro :-) – mi affretto ad aggiungere:
    1. A seconda del livello di maturità di un team il coaching potrà essere anche auto-condotto dal team, senza la presenza fisica (e pagata) di un coach
    2. Lungi da me qui fare un appello all’ortodossia! Le metodologie devono evolvere e deve regnare la serenità di poter sperimentare, ma solo dopo aver capito quale strada vecchia si sta lasciando per la nuova.

Concludo senza dimenticare di celebrare il volto che, senza che gli italiani si rendessero bene conto, finiva negli anni ‘90 sulla banconota delle mille lire e per ottimi motivi! Questa recente scoperta probabilmente mi porterà a capire meglio i dettagli del lavoro di Maria Montessori e magari a scoprirne di nuovi utili al mio lavoro.

Mi porterà ad imparare insomma. ;-)

July 19 2013 08:49 pm | Esperti and Uncategorized

3 Responses to “Imparare ad imparare”

  1. Riccardo Tasso on 20 Aug 2013 at 16:32 #

    Ciao, visto che hai linkato tutto ti mancava: http://en.wikipedia.org/wiki/Kanban_board

  2. Riccardo Tasso on 20 Aug 2013 at 16:37 #

    Ottimo parallelo comunque. Da qualche parte leggevo che l’uso delle metafore (nella scienza, ma qui lo applichi più in generale) facilita il progresso.

    In questo caso conoscendo meglio il metodo Montessori potresti addirittura scoprire qualcosa di nuovo sulle metodologie agili.

  3. la Vita inizia alla fine della tua Comfort Zone - Startup - Adriano Gasparri Blog Site on 27 Aug 2013 at 09:04 #

    [...] che mi sa leggere nell’anima e che mi sprona a crescere. Insegnare è il miglior modo per imparare, il motivo introspettivo per cui faccio questo lavoro è perchè sto dando ad altri quello che non [...]

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