Il gene egoista

Molto spesso mi accade di stabilire collegamenti tra discipline diverse, abitudine che non necessariamente produce risultati interessanti per tutti, ma che sicuramente – per circolarità tautologica – io stesso trovo stimolanti. L’ultima occasione deriva dalla lettura di un libro molto interessante dal titolo Il gene egoista di Richard Dawkins. Grazie a questo libro infatti ho definitivamente deciso di affrontare l’analisi di alcuni aspetti dei progetti di sviluppo software alla luce di alcuni concetti nati in altri contesti: la teoria dei giochi, i memi e il darwinismo. Oggi voglio iniziare dal libro appena finito, ma svilupperò questi temi perlomeno lungo tutto il 2010. A proposito: buon anno!Il libro di Dawkins è centrato sulla biologia dell’evoluzione e, sebbene alla sua epoca fu davvero innovativo, in realtà conserva un approccio al darwinismo assolutamente ortodosso. In pratica si “limita” a spostare il baricentro della selezione dall’individuo, inteso come corpo, organismo, animale o vegetale che sia, al gene, inteso come la parte di DNA che di volta in volta ha senso trattare ai fini della discussione della trasmissione ereditaria di qualche tratto somatico o comportamentale e delle sue implicazioni evoluzionistiche.

Il libro è scritto in termini dichiaratamente divulgativi, ma aggirare i tecnicismi in questo caso non significa mai pagare in termini di rigore; l’autore spiega tutto in modo chiaro per chiunque ma senza mai perdere di vista quella che secondo me è il vero fulcro del libro stesso: il meccanicismo intelligente proprio dei sistemi complessi.

E qui, con questa visione al centro, scatta l’utilità del libro per noi professionisti o semplici appassionati di metodi agili. Il libro infatti insegna a ragionare in termini di effetti indiretti, di incentivi e disincentivi, di meccanismi ottusi in quanto tali ma capaci di interagire in modo adattivo e quindi (più) intelligente. Tutti concetti che hanno molto a che fare con i meccanismi in atto nei gruppi di persone che lavorano insieme. Anzi, rafforzo: tutti concetti implicati nella cooperazione tra individui con scopi collettivi da contrapporre o allineare a scopi privati.

Dawkins, per esempio, dedica buona parte del libro alla teoria dei giochi e alla trattazione del dilemma del prigioniero. Conoscevo già il dilemma e già quest’estate avevo abbozzato delle riflessioni al riguardo in relazione al rapporto cliente-sviluppatori e ad una sua modellazione più rigorosa dal punto di vista formale nonché all’utilizzo di questo modello per risolverne alcune criticità tipiche ben note ai più. La lettura di Dawkins mi ha definitvamente convinto della bontà dell’approccio e infatti, come spesso accade in caso di idee fertili, non risulta affatto inedito. Per esempio ad Agile2009, importante conferenza svoltasi a Chicago in agosto, Simon Bennett ha tenuto un talk esattamente su questo tema. Ottimo segno, mi piacerà approfondire.

Un altro concetto introdotto per la prima volta nella storia dell’umanità dallo stesso Dawkins con questo libro è quello di meme. Noti ormai alla massa, i memi sono stati concepiti da Dawkins per modellare in termini darwiniani i processi evolutivi culturali, separati da quelli biologici. L’analogia vuole che i memi stiano ai geni come la cultura umana stia agli ecosistemi. Ancora una volta Agile2009 ci fornisce indizi della bontà degli spunti che questo libro può offrire per lo sviluppo agile: Julian Everett presentò infatti in quell’occasione un talk su strategie decisionali basate su una concezione memica delle user story.

I tempi sembrano quindi maturi per integrare scienze socio-biologiche e ingegneria gestionale nella formalizzazione di  metodologie agili di management e sviluppo del software. Lo spazio di un solo post è poco sia per esaurire il tema che per essere davvero appaganti nei confronti di un volenteroso lettore arrivato fino a questo punto della lettura. A te, che generosamente hai letto fino a qui, prometto di tornare presto su questi temi. Una volta ancora, buon 2010!

January 04 2010 05:27 pm | Recensioni

2 Responses to “Il gene egoista”

  1. Jacopo Romei on 04 Jan 2010 at 19:06 #

    Dimenticavo grossolanamente di indicare questo riferimento al sito di Cockburn
    http://alistair.cockburn.us/Software+development+as+a+cooperative+game
    nel caso improbabile in cui fosse utile ricorrere al sempre deprecabile principio di autorità per avvalorare la plausibilità di questo post. ;)

  2. Maurizio on 05 Jan 2010 at 15:57 #

    Post molto interessante, grazie Jacopo. Tra l’altro mi sono imbattuto nel tuo post dopo aver letto un articolo di FP che annovera, nella top 100 dei “Global Thinkers”, proprio Dawkins (la lista contiene anche nomi a me assolutamente sconosciuti e da approfondire). Magari ti torna utile per qualche altro spunto: http://www.foreignpolicy.com/articles/2009/11/30/the_fp_top_100_global_thinkers Daje!

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply