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	<title>Sviluppo Agile &#187; Visione agile</title>
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	<description>Accogliere il cambiamento</description>
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		<title>La competenza che porta semplicità: mission possible.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 17:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>

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		<description><![CDATA[La semplicità, l&#8217;arte di massimizzare il lavoro non svolto è una virtù strettamente legata alla competenza delle persone. Prendendo in prestito alcuni concetti dall&#8217;economia e dalla fotografia, mi sarà possibile dimostrartelo, perlomeno qualitativamente.
In economia esiste il concetto di isoquanto, ovvero
l&#8217;insieme delle combinazioni efficienti di input che forniscono lo stesso livello di produzione.
Questa arcana formula equivale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La semplicità, <em><a href="http://www.agilemanifesto.org/iso/it/principles.html" target="_blank">l&#8217;arte di massimizzare il lavoro non svolto</a></em> è una virtù strettamente legata alla competenza delle persone. Prendendo in prestito alcuni concetti dall&#8217;economia e dalla fotografia, mi sarà possibile dimostrartelo, perlomeno qualitativamente.</p>
<p>In economia esiste il concetto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isoquanto" target="_blank">isoquanto</a>, ovvero</p>
<blockquote><p>l&#8217;insieme delle combinazioni efficienti di input che forniscono lo stesso livello di produzione.</p></blockquote>
<p>Questa arcana formula equivale a dire che più di una combinazione di ingredienti potrà darmi lo stesso risultato valido. Un esempio classico è quello del rapporto tra lavoro e capitale: fermo restando l&#8217;obiettivo di una start-up (il nostro output), se ho molto capitale e poco know-how potrò finanziarne una senza scrivere una riga di codice &#8211; il concetto di venture capital; se ho invece molto know-how e poco capitale potrò chiudermi in un garage tutte le notti e lanciarmi nell&#8217;impresa nerd.<br />
Per opportune coppie capitale/know-how le chance di successo saranno le stesse e queste, in un diagramma cartesiano, saranno disposte lungo linee continue.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 370px"><img title="Isoquanti su Wikipedia" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/85/Isoquants_2d.jpg" alt="Isoquanti su Wikipedia" width="360" height="362" /><p class="wp-caption-text">Isoquanti (fonte Wikipedia)</p></div>
<p>Un concetto simile esiste in fotografia: date certe condizioni di luce, sulla carta infinite coppie tempo di scatto/apertura diaframma mi garantiscono una corretta esposizione del fotogramma. Potrò chiudere il diaframma ed esporre per tempi più lunghi o potrò aprire il diaframma ed esporre per tempi più brevi.<br />
Anche in un diagramma tempo-apertura perciò tutte le coppie accettabili saranno disposte lungo una linea continua. Ognuna di quelle linee corrisponderà ad un valore <strong>ISO</strong> della pellicola e sarà analoga all&#8217;<strong>iso</strong>quanto (hai notato qualcosa?) di cui sopra.</p>
<p>Cosa cambia di isoquanto in isoquanto? E di in ISO in ISO?</p>
<p>Banale ed intuitivo: se io posso disporre dello stesso know-how e di <strong>più capitale</strong> di un concorrente, avrò, <em>ceteris paribus</em> più chance di successo; se io posso disporre di un sensor&#8230; ehm di una pellicola caratterizzata da maggiori ISO, avrò, in condizioni per esempio di scarsa illuminazione, la possibilità di usare tempi di esposizione rapidi a parità di apertura diaframma, evitando un indesiderato <em>effetto mosso</em>.</p>
<p>Bene. E la competenza?</p>
<p>Si parla spesso di scegliere nel design del software fra una soluzione <em>quick &amp; dirty</em> e soluzioni più &#8220;lente&#8221; ma più pulite. Se ne parla sempre. Se ne parla troppo. Il compromesso che si stabilisce è fra la massimizzazione del lavoro non svolto oggi e quello non svolto domani, tra 3 mesi o tra un anno. È possibile però ipotizzare l&#8217;esistenza di uno sviluppatore molto bravo che riesca a trovare una soluzione gagliarda oggi e facilmente estendibile in futuro, riuscendo quindi ad operare scelte <em>win-win</em> che trascendano il compromesso apparentemente inevitabile.</p>
<div id="attachment_717" class="wp-caption aligncenter" style="width: 474px"><a href="http://www.sviluppoagile.it/wp-content/uploads/2011/02/iperbole.png"><img class="size-full wp-image-717" title="Un trade-off spinoso: semplicità a breve termine vs. a lungo termine" src="http://www.sviluppoagile.it/wp-content/uploads/2011/02/iperbole.png" alt="Un trade-off spinoso: semplicità a breve termine vs. a lungo termine." width="464" height="436" /></a><p class="wp-caption-text">Un trade-off spinoso: semplicità a breve termine vs. a lungo termine.</p></div>
<p>Il diagramma qui sopra spero sia sufficientemente chiaro da farti afferrare che a parità di lavoro non svolto nel futuro &#8211; il nostro <em>A</em>, la competenza può farci saltare da una linea all&#8217;altra (le linee di <em>isocompetenza</em>? <img src='http://www.sviluppoagile.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  ) permettendoci di raggiungere i livelli crescenti B&#8217;, B&#8221; e B&#8221;&#8217; di semplicità sul breve termine, salvando capra e cavoli.</p>
<p>Ipotizzare l&#8217;esistenza di uno sviluppatore molto bravo è utile ai fini di questo post. Diventarlo, <strong>una missione <span style="text-decoration: line-through;">im</span>possibile</strong>. La parola d&#8217;ordine è <strong>competenza</strong>, la sua espressione più diretta il <strong>refactoring</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Manager e coach: ruoli e metafore da bar</title>
		<link>http://www.sviluppoagile.it/manager-e-coach-ruoli-e-metafore-da-bar</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 21:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
		<category><![CDATA[appelo]]></category>
		<category><![CDATA[coach]]></category>
		<category><![CDATA[football]]></category>
		<category><![CDATA[jurgen]]></category>
		<category><![CDATA[manager]]></category>

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		<description><![CDATA[Un brevissimo post per segnalarne a mia volta uno piuttosto interessante di Jurgen Appelo, uno dei miei blogger preferiti, sul differente ruolo del coach e del manager.
Non resisto alla tentazione di integrare con una metafora sportiva: in una squadra di football ci sono i manager e c&#8217;è il coach. Non credo debba aggiungere altro, secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un brevissimo post per segnalarne a mia volta <a title="Managing vs. Coaching vs. Mentoring" href="http://www.noop.nl/2010/04/managing-vs-coaching-vs-mentoring.html" target="_blank">uno piuttosto interessante di Jurgen Appelo</a>, uno dei miei blogger preferiti, sul differente ruolo del coach e del manager.</p>
<p>Non resisto alla tentazione di integrare con una metafora sportiva: in una squadra di <em>football </em>ci sono i manager e c&#8217;è il coach. Non credo debba aggiungere altro, secondo me messa così rende bene l&#8217;idea.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il prezzo delle informazioni nei negoziati: l&#8217;etica dell&#8217;azzardo</title>
		<link>http://www.sviluppoagile.it/il-prezzo-delle-informazioni-nei-negoziati-etica-dell-azzardo</link>
		<comments>http://www.sviluppoagile.it/il-prezzo-delle-informazioni-nei-negoziati-etica-dell-azzardo#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 02:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
		<category><![CDATA[kent beck]]></category>
		<category><![CDATA[negoziati]]></category>
		<category><![CDATA[poker]]></category>
		<category><![CDATA[teoria dei giochi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono un po&#8217; ossessionato in questi giorni, ma oh&#8230; che ci posso fare? Rieccomi qui a scrivere di giochi e strategia dei conflitti.
Kent Beck, papà di Extreme Programming, Test Driven Development e Manifesto Agile, per dirne giusto due o tre, in questo suo post fa una breve analisi del poker e ne trae una interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un po&#8217; ossessionato in questi giorni, ma oh&#8230; che ci posso fare? Rieccomi qui a scrivere di giochi e strategia dei conflitti.</p>
<p><strong>Kent Beck</strong>, papà di <strong>Extreme Programming, Test Driven Development e <a title="Manifesto Agile in italiano" href="http://manifestoagile.it/" target="_blank">Manifesto Agile</a>,</strong> per dirne giusto due o tre, in <a title="Kent Beck sul poker" href="http://www.threeriversinstitute.org/blog/?p=424" target="_blank">questo suo post</a> fa una breve analisi del poker e ne trae una interessante lezione: nelle negoziazioni in cui non siamo al corrente di tutti i retroscena &#8211; caso peraltro abbastanza tipico &#8211; <strong>è possibile scambiare un certo valore in denaro con un corrispondente valore in informazioni</strong>.</p>
<p>Nel poker lo facciamo tutte le volte che <em>vediamo</em> il gioco avversario, raccogliendo informazioni sulle sue attitudini strategiche, o le volte in cui dichiariamo accettiamo il gioco in apertura &#8211; versando la quota opportuna nel piatto, per avere una prima impressione sul gioco in mano agli avversari. Nei negoziati a monte di tutti i nostri progetti lo facciamo tutte le volte che scopriamo di aver chiesto meno di quanto avremmo potuto, rinunciando quindi ad una certa quantità di denaro ora ottenendo <strong>informazioni sul vero valore del nostro lavoro</strong> preziose nel futuro.</p>
<p>È importante capire che <strong>tutto ciò è vero su entrambi i fronti del negoziato</strong>; anche il nostro cliente si chiede se il nostro lavoro vale la somma esborsata ed è pronto a sborsarne meno la volta successiva se scopre che il gioco non vale esattamente la candela. Questo significa che, a lungo termine, gli accordi, per mantenersi sostenibili, rischiano di attestarsi su valori più bassi del migliore possibile a causa dell&#8217;esborso necessario a raccogliere informazioni strategiche. Un po&#8217; come dire che <a title="Etica e pragmatismo" href="http://ibridazioni.com/2009/12/13/etica-e-pragmatica-dellagire-incentivi-intrinseci-e-design-thinking/" target="_blank">l&#8217;etica può essere pragmatica</a>, no?</p>
<p>Ciò <span style="text-decoration: line-through;">detto</span> scritto, ti sembrano più ricchi accordi fatti in trasparenza o quelli fatti in un contesto <em>opaco</em>? Tu hai mai scoperto il <em>bluff</em> di un tuo cliente? E non hai mai bluffato? In quale caso il progetto ha avuto più successo?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il codice? È un fastidioso contrattempo.</title>
		<link>http://www.sviluppoagile.it/il-codice-side-effect-un-fastidioso-contrattempo</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 01:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
		<category><![CDATA[bdd]]></category>
		<category><![CDATA[behavior driven development]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>
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		<category><![CDATA[side effect]]></category>
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		<category><![CDATA[user experience]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le pagine del gruppo SIAgile, che da poco più di un anno si impegna a diffondere la cultura agile nella Svizzera italiana, mi è capitato di incontrare il concetto di Behavior Driven Development, inteso come un estensione del Test Driven Development che arriva perfino a mettere in secondo piano gli stessi test, pur conservandone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le pagine del gruppo <a title="SIAgile" href="http://groups.google.com/group/siagile" target="_blank">SIAgile</a>, che da poco più di un anno si impegna a diffondere la cultura agile nella Svizzera italiana, mi è capitato di incontrare il concetto di <a title="Behavior Driven Development su Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Behavior_Driven_Development" target="_blank">Behavior Driven Development</a>, inteso come un estensione del Test Driven Development che arriva perfino a mettere in secondo piano gli stessi test, pur conservandone &#8211; inevitabilmente direi &#8211; l&#8217;indispensabile utilità.</p>
<p>Questa visione dei test come <em>side effect</em> di una tecnica di design &#8211; Test Driven Dev&#8230; <em>Design &#8211; </em>mi ricorda un <a title="Manovrabilità come prodotto" href="http://www.sviluppoagile.it/manovrabilita-non-software-agile" target="_self">mio vecchio post</a> in cui sostenevo la maggiore importanza della manovrabilità delle specifiche rispetto al codice sorgente, relegando quest&#8217;ultimo al ruolo di mero strumento. Ovviamente la decentralizzazione del software che ho sostenuto in quell&#8217;occasione e in molte successive non ha nulla a che vedere con una presunta dequalificazione del codice stesso, che anzi, essendo espressione efficace dei nostri obiettivi, deve essere garantito di <strong>qualità eccellente</strong>. Nel corso dell&#8217;ultimo anno però ho potuto riflettere parecchio sul legame tra (sviluppo) software e user experience e sono quindi giunto ad una conclusione ulteriore, che integra quelle precedenti, estendendole.</p>
<p><strong>Io credo che l&#8217;intero concetto di software sia in realtà un concetto collaterale</strong>. Noi sviluppatori vendiamo sì manovrabilità, ma non per ottenere software come prodotto finale. L&#8217;elevata qualità del nostro prodotto, il codice &#8211; che a questo punto scopriamo essere un <a title="I semilavorati su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Semilavorati_siderurgici" target="_blank">semilavorato</a> &#8211; serve infatti a garantire il successo del prodotto finito vero e proprio: la <strong>user experience</strong>. Il flusso di cassa diventa positivo nel momento esatto in cui il primo utente vive con successo l&#8217;esperienza che il nostro software <em>contribuisce</em> a realizzare. Non un solo attimo prima.</p>
<p>Una prova del 9 semplice semplice? Prova a sviluppare del software e a non farlo usare mai a nessuno. Pensi possa valere qualcosa? <img src='http://www.sviluppoagile.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Sant&#8217;Antonio, le giuste priorità e &#8216;getting things done&#8217;</title>
		<link>http://www.sviluppoagile.it/priorita-getting-things-done-sant-antonio</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 16:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
		<category><![CDATA[catena]]></category>
		<category><![CDATA[features]]></category>
		<category><![CDATA[getting things done]]></category>
		<category><![CDATA[priorità]]></category>
		<category><![CDATA[sant'antonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra una catena di Sant&#8217;Antonio, una proposta per un gruppo Facebook e un po&#8217; di spam di routine oggi ho ricevuto questa storiella:
Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra una catena di Sant&#8217;Antonio, una proposta per un gruppo Facebook e un po&#8217; di spam di routine oggi ho ricevuto questa storiella:</p>
<blockquote><p>Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra. Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di sì.</p>
<p>Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di sì.</p>
<p>Il professore, rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancura una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un sì unanime.</p>
<p>Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia. Gli studenti risero!</p>
<p>“Ora”, disse il professore quando la risata finì, “vorrei che voi consideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza.&#8221;</p>
<p>“I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.”</p>
<p>“Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti.</p>
<p>[...]</p></blockquote>
<p>Un po&#8217; come le <em>feature</em> marginali o addirittura inutili che occupano tempo e testa degli sviluppatori al posto delle <strong><em>core </em>feature</strong>. Un po&#8217; come assegnare sempre la priorità più alta ai task che promettono una conclusione più immediata tentati dalla possibilità di <strong>sembrare più produttivi</strong>.</p>
<p>Un po&#8217; come <strong>rinunciare alla gallina oggi per l&#8217;uovo domani</strong>.</p>
<p>p.s. ho scoperto che odio la retorica un po&#8217; new age delle catene di Sant&#8217;Antonio&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La maggioranza ha sempre ragione. O no?</title>
		<link>http://www.sviluppoagile.it/democrazia-autorita-extreme-programming</link>
		<comments>http://www.sviluppoagile.it/democrazia-autorita-extreme-programming#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 17:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
		<category><![CDATA[buone pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[igiene]]></category>
		<category><![CDATA[medico]]></category>
		<category><![CDATA[principio di autorità]]></category>
		<category><![CDATA[semmelweis]]></category>

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		<description><![CDATA[Un intervento di Gabriele Lana sulla mailing list XP nazionale mi convince oggi a pubblicare questa draft in agguato da qualche mese tra i miei post in sospeso.
Gabriele fa riferimento nella sua mail al rigore di un processo, all&#8217;autorità all&#8217;interno di un team e alle buone pratiche scrivendo:
Durante il primo stadio dell&#8217;apprendimento (di qualsiasi cosa) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un intervento di <a title="Gabriele Lana" href="http://www.gabrielelana.it/" target="_blank">Gabriele Lana</a> sulla mailing list XP nazionale mi convince oggi a pubblicare questa <em>draft</em> in agguato da qualche mese tra i miei post in sospeso.</p>
<p>Gabriele fa riferimento nella sua mail al rigore di un processo, all&#8217;autorità all&#8217;interno di un team e alle buone pratiche scrivendo:</p>
<blockquote><p>Durante il primo stadio dell&#8217;apprendimento (di qualsiasi cosa) si<br />
devono seguire delle regole per non farsi male e per non fare male,<br />
non c&#8217;è molto spazio per la democrazia, se fossi sotto i ferri e ci<br />
fosse un team di medici pronti ad operarti vorresti che per democrazia<br />
vincesse il &#8220;per questa volta non ci laviamo le mani prima di<br />
operare&#8221;?</p></blockquote>
<p>Leggere queste righe mi ha fatto subito pensare che avevo intenzione da un po&#8217; di parlare di buone pratiche e di processi di decisione nei gruppi facendo riferimento al dottor <a title="Semmelweis su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ign%C3%A1c_F%C3%BCl%C3%B6p_Semmelweis" target="_blank">Ignác Fülöp Semmelweis</a>, noto come il <em>Salvatore delle madri</em>.<span id="more-171"></span></p>
<p>Semmelweis è amaramente celebre per aver scoperto che l&#8217;elevata incidenza di febbre puerperale tra le partorienti della sua epoca era dovuta alla scarsa igiene dei medici. Semplicemente i medici non si lavavano le mani, ciò causava un alto tasso epidemico nei reparti ospedalieri e di conseguenza un&#8217;alta mortalità tra le pazienti. Fin qui, oggigiorno, nessuna sorpresa. Ti potrai chiedere quindi perché la sua sia stata una storia amara.</p>
<p>Semplicemente i colleghi di Semmelweis decisero di non credere alle sue parole. Anzi, peggio, di non credere ai numeri che Semmelweis portò in sostegno ai suoi argomenti. Lo isolarono, lo screditarono e, sebbene in qualche occasione Semmelweis riuscì anche ad implementare i protocolli igienici che salvarono già in quelle prime occasione vite preziose, il riconoscimento dovuto alle ricerche del medico ungherese arrivarono solo postumi. Addirittura il povero Semmelweis venne estromesso dalla comunità scientifica dell&#8217;epoca in virtù di un risentimento diffuso nella classe medica  dell&#8217;epoca: <em>noi medici <strong>causa</strong> di queste morti??? Non ci si permetta!</em></p>
<p>Purtroppo anche in quell&#8217;occasione la maggioranza ebbe la meglio, perlomeno in prima battuta &#8211; ad un costo comunque alto, anche fosse stato di una sola vita umana.</p>
<p>Il regime democratico assiste spesso ad una sua degenerazione verso un mero criterio numerico maggioritario: &#8220;siccome siamo tanti a dire questa cosa, abbiamo ragione sicuramente; tanta gente non può sbagliarsi tutta insieme.&#8221; Una specie di <a title="Il principio di autorità su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_autorit%C3%A0" target="_blank">principio di autorità</a> distribuito, con tutti i difetti dialettici tipici del principio di autorità.</p>
<p>Nello sviluppo agile si centra molta dell&#8217;attenzione sulla <strong>condivisione delle responsabilità e delle decisioni</strong> e si punta a non ignorare nemmeno le <strong>sensazioni</strong> che le persone, poste al centro del processo di sviluppo, devono usare come spunto per andare avanti, motivarsi, analizzare la qualità di ciò che si fa e di come lo si fa. Questo potrebbe indurre a pensare che si possa quindi</p>
<ol>
<li>dirigere i nostri sforzi solo dove <a title="Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Va%27_dove_ti_porta_il_cuore" target="_blank"><em>ti porta il cuore</em></a></li>
<li>ignorare l&#8217;oggettività di dati rilevati, <strong>anche solo qualitativamente</strong></li>
</ol>
<p>E invece no! Un solo membro del team che misurasse con precisione sufficiente e in base ad una metrica valida che una scelta di processo porta dei concreti vantaggi al progetto su cui si lavora basterebbe <strong>da solo</strong> a controvertire il parere congiunto di una muraglia di colleghi più <em>istintivi</em>.</p>
<p>Per questo l&#8217;adozione dei <strong>metodi agili</strong> può essere così ardua nelle aziende che non siano <strong>nativamente basate</strong> su queste metodologie: perché richiedono l&#8217;adozione di un compendio culturale ed etico che deve necessariamente essere <strong>presupposto del processo e non conseguenza del processo stesso</strong>. Un compendio che permetta da una parte l&#8217;individuazione delle vere sorgenti dei problemi, con <strong>franchezza, onestà e, perché no, spirito di sacrificio</strong>, dall&#8217;altra di essere rigorosi quanto basta perché si possa essere certi che la mancanza di risultati sia dovuta ad una vera inappropriatezza di una data pratica al contesto di applicazione e non all&#8217;<strong>imprecisione nell&#8217;attuazione</strong>.</p>
<p>Si tratta di essere disposti a guardare in faccia lo stato delle cose, qualunque verità rischi di saltare fuori. Il movimento open source, esponendo il codice e i relativi bug, ci ha abituati al successo di questo approccio riguardo la qualità del codice. Non credi che per la qualità del processo di sviluppo esistano altrettali margini di miglioramento?</p>
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		<title>Consegnare manovrabilità, non più software.</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 02:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>
		<category><![CDATA[manovrabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un breve post per riassumere e condividere con te una riflessione che mi diverte in questi giorni.
Negli ultimi decenni i marchi più famosi hanno capito che può essere molto remunerativo mettere in atto il cosiddetto attitude branding ossia l&#8217;estensione della percezione pubblica del marchio &#8211; il brand &#8211; fino a rappresentare non più il solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un breve post per riassumere e condividere con te una riflessione che mi diverte in questi giorni.</p>
<p>Negli ultimi decenni i marchi più famosi hanno capito che può essere molto remunerativo mettere in atto il cosiddetto <strong><a title="Attitude branding su Wikipedia in inglese" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brand#Attitude_branding" target="_blank"><em>attitude branding</em></a></strong> ossia l&#8217;estensione della percezione pubblica del marchio &#8211; il <em>brand</em> &#8211; fino a rappresentare non più il solo prodotto inizialmente identificato ma un <strong>sentimento più ampio</strong>, talvolta spinto fino a costituire un sincero <strong>senso tribale di appartenenza</strong>. Ecco quindi che vediamo il marchio usato ora su un paio di scarpe, ora su un orologio e ora per dare il nome ad un campionato di calcio. In ogni senso, quindi, vediamo il logo trascendere il prodotto iniziale e rappresentare qualcosa di più astratto, un vero e proprio <strong>modo di essere</strong>. Se hai letto <a title="No Logo di Naomi Klein" href="http://en.wikipedia.org/wiki/No_Logo" target="_blank"><em>No Logo</em></a> di Naomi Klein &#8211; o altri reportage simili &#8211; sai cosa sto cercando di comunicarti in breve: le grandi multinazionali non vendono più un prodotto &#8211; la scarpa &#8211; la cui riconoscibilità è garantita dal logo &#8211; accessorio; bensì vendono un&#8217;identità &#8211; il <em>brand</em> &#8211; utilizzando come supporto la scarpa &#8211; accessorio.</p>
<p>Bene, in questi ultimi tempi mi sto convincendo del fatto che <strong>un team agile non deve pensare di vendere semplicemente software</strong>. Mi sembra sempre più chiaro che un team agile debba acquisire una <strong>mentalità più alta</strong> in cui si senta elemento chiave di un processo che miri a consegnare <strong>manovrabilità</strong>, nel senso <a title="Articolo sulla manovrabilità di Francesco Cirillo" href="http://ilconsigliodelcoach.wordpress.com/2008/11/19/la-paura-agile/" target="_blank"><em>cirilliano</em></a> del termine. Una mentalità che ponga <strong>la possibilità di cambiare direzione come</strong> <strong>il vero prodotto</strong>.</p>
<p>Tutto questo si ottiene sicuramente partendo dal basso, da ogni riga di codice, non va dimenticato, mai. Ma, considerando che <em>manovrare</em> per il cliente significa reagire agli stimoli del mercato, il <em>mantra</em> di ogni team deve diventare questo: <strong>non consegno più un software &#8211; il prodotto &#8211; la cui manutenibilità è garantita da un design flessibile &#8211; accessorio; bensì vendo manovrabilità &#8211; il prodotto &#8211; utilizzando come supporto il software &#8211; accessorio</strong>.</p>
<p>E tu? Oggi consegnerai al tuo cliente righe di codice o manovrabilità?</p>
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		<title>Requirements rodeo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 16:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
		<category><![CDATA[comico]]></category>
		<category><![CDATA[committente]]></category>
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		<description><![CDATA[Sai quando si parla di valore per l&#8217;utente, no? Hai presente quando senti uno sviluppatore lamentarsi del cliente poco lean, vero? Ti è capitato di pensare che sviluppatori e designers avessero molti problemi in comune, ricordi?
Bene.
Ora ridici un po&#8217; su.

Saputo da Sketchin che l&#8217;ha saputo da Chiara Fox che l’ha saputo da AdFreak.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sai quando si parla di <a title="Valore per il cliente nello sviluppo agile" href="http://www.sviluppoagile.it/user-centered-design-valore-cliente-sviluppo-agile" target="_self">valore per l&#8217;utente</a>, no? Hai presente quando senti uno sviluppatore lamentarsi del <a title="Sviluppo agile e clienti" href="http://agilesmartlearning.blogspot.com/2007/07/il-rapporto-cliente-fornitore.html" target="_blank">cliente poco <em>lean</em></a>, vero? Ti è capitato di pensare che <a title="Sviluppo e design: agile UX" href="http://www.cooper.com/journal/agile2008/" target="_blank">sviluppatori e designers</a> avessero molti problemi in comune, ricordi?</p>
<p>Bene.</p>
<p>Ora ridici un po&#8217; su.</p>
<p><object type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.todaysbigthing.com/betamax/betamax.swf?item_id=290&#038;fullscreen=1" width="480" height="360"></p>
<p>Saputo da <a title="Sketchin" href="http://www.sketchin.ch/it/blog/2009/01/21/progettare-un-cartello-dello-stop/" target="_blank">Sketchin</a> che l&#8217;ha saputo da <a href="http://chiarafox.com/archive/2009/01/stop-design.html" target="_blank">Chiara Fox</a> che l’ha saputo da <a href="http://adweek.blogs.com/adfreak/2008/07/stop-sign.html" target="_blank">AdFreak</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La vera agilità: passare dalle regole ai principi</title>
		<link>http://www.sviluppoagile.it/agilita-dalle-regole-ai-principi</link>
		<comments>http://www.sviluppoagile.it/agilita-dalle-regole-ai-principi#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 01:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
		<category><![CDATA[caos]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Un post molto interessante di Jurgen Appelo mi ha ricordato un applet che avevo visto già alcuni anni fa, tangibile e lampante esempio dell&#8217;ordine che può emergere dal caos in base a poche regole ad un primo sguardo insufficienti a creare strutture tanto coese. La morale del post è: basta dirigere i progetti, i gruppi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un <a title="Real agile teams can flock" href="http://feeds.agilesoftwaredevelopment.com/~r/AgileSoftwareDevelopment/~3/O9g9fsoGpyk/real-agile-teams-can-flock" target="_blank">post</a> molto interessante di Jurgen Appelo mi ha ricordato un <a title="Boids applet" href="http://www.red3d.com/cwr/boids/" target="_blank">applet</a> che avevo visto già alcuni anni fa, tangibile e lampante esempio dell&#8217;<strong>ordine che può emergere dal caos in base a poche regole</strong> ad un primo sguardo insufficienti a creare strutture tanto coese. La morale del post è: <em>basta dirigere i progetti, i gruppi di lavoro, le situazioni complesse in base a regole da applicare caso per caso, cominciamo a definire solo dei vincoli e lasciamo che tutto si <a title="Auto-organizzazione su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Auto-organizzazione" target="_blank">auto-organizzi</a>.</em> Cosa ha a che vedere con lo sviluppo agile tutto ciò?</p>
<p><span id="more-118"></span></p>
<p>I sistemi auto-organizzati sono molto frequenti in natura. Sto cercando di essere sintetico, ma intuitivamente va quantomeno riconosciuto che l&#8217;approccio paga, visto che alveari e formicai sono miracoli di organizzazione (e di design&#8230; ehm, intelligenza emergente) ottenuti per mezzo di <em>agenti</em> che, presi singolarmente, potremmo definire con antropocentrica tranquillità <em>ottusi</em>: api e formiche.</p>
<p>Bene, nel post di Appelo, viene spiegato molto bene come in un sistema complesso ogni singolo agente non sia governato da regole del tipo <em>&#8217;se</em> accade questo <em>allora</em> fai questa cosa<em>&#8216;</em>, <em>&#8216;if</em><em> </em>(this) <em>then </em>you.do(this)&#8217;, ma sia invece soggetto solo a dei vincoli prestabiliti, più o meno generali, e possa scegliere la <strong>propria soluzione</strong> in base al <strong>proprio processo </strong>di selezione della regola corretta.</p>
<p>Nei processi di sviluppo agile si stabiliscono solo vincoli, che chiamiamo principii, e decidiamo per esempio di <em><strong>collaborare con il cliente</strong></em>, di <em><strong>consentire modifiche ai requisiti</strong></em> e di <strong><em>rilasciare solo software funzionante</em></strong>. Sta poi al team selezionare le regole, e implementare le pratiche corrispondenti come <em>&#8217;se</em> il cliente non può venire da noi <em>allora</em> useremo Skype&#8217; oppure &#8216;<em>se</em> voglio che il codice sia economico da modificare <em>allora</em> rispetterò un design flessibile&#8217; o ancora &#8216;<em>se</em> faccio un commit instabile <em>allora</em> domani pagherò da bere a tutti&#8217;.</p>
<p>Questo spiega anche come mai <strong>nessun metodo agile</strong> &#8211; e nemmeno lo stesso <a href="http://www.agilemanifesto.org/" target="_blank">Manifesto agile</a> &#8211; sia in primo luogo riguardante la definizione di pratiche come il pair programming o il TDD o il versioning del codice; è chiaro che imporre pratiche significherebbe impedire agli agenti (i membri del team) del proprio sistema complesso (il processo di sviluppo) di individuare e applicare il proprio criterio di scelta della regola corretta, situazione per situazione.</p>
<p>Credo sia ragionevole ritenere importante ogni progetto su cui valga la pena spendere soldi. Io non affiderei mai un progetto importante a persone incapaci di prendere iniziativa con costruttività.</p>
<p>E tu? Investiresti mai il tuo denaro in un progetto incapace di risposte agili?</p>
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		<title>Socrate era agile</title>
		<link>http://www.sviluppoagile.it/feedback-comunicazione-e-rispetto-socrate-agile</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 14:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Romei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visione agile]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi piace pensare, lavorare e scrivere questo blog in base ad un sano principio di multidisciplinarietà: amo stabilire ponti fra concetti apparentemente distanti, scovando pattern in giro e costruendo quelli che nella scienza delle reti vengono chiamati legami deboli tra piccoli mondi culturali. Oh parbleu!!! L&#8217;ho appena fatto! Beh, lo sto per rifare tirando in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace pensare, lavorare e scrivere questo blog in base ad un sano principio di multidisciplinarietà: amo stabilire ponti fra concetti apparentemente distanti, scovando <em>pattern</em> in giro e costruendo quelli che nella scienza delle reti vengono chiamati <em><a title="La forza dei legami deboli" href="http://ecosistemidigitali.ning.com/profiles/blogs/734645:BlogPost:161" target="_blank">legami</a> <a title="Six degrees of separation" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Six_degrees" target="_blank">deboli</a></em> tra <em>piccoli mondi</em> culturali. Oh <em><a title="Parbleu" href="http://parbleu.urbanup.com/1407233" target="_blank">parbleu</a></em>!!! L&#8217;ho appena fatto! Beh, lo sto per rifare tirando in ballo <strong>Socrate</strong>.<span id="more-100"></span><em> </em></p>
<p>Facendo mio il pensiero (sbagliato) di molti sulle metodologie agili comincio subito col rilevare come Socrate facesse a meno della scrittura per tramandare il suo pensiero; un po&#8217; come non scrivere la documentazione ecco!</p>
<p>Ecco&#8230; no.</p>
<p>Socrate non scriveva i suoi pensieri perché i &#8220;suoi&#8221; pensieri non esistevano <em>per se</em>, ma erano sempre presentati in forma di dialogo per permettere agli stessi di cambiare, evolvere, essere corretti, rivisti e rimodellati sulla base di nuovi dati (requisiti?). Insomma Socrate aveva chiaro come si dovesse <em>accogliere il cambiamento</em>; puntando sul <strong>valore della comunicazione</strong>.</p>
<p>Agile Socrates &#8211; Dynamo Waterfall: 1-0.</p>
<p>ΓΝΩΘΙ ΣEΑΥΤΟN, (pron. <em>Gnòthi Seautòn)</em> ovvero <em>conosci te stesso</em> è uno dei pilastri della dottrina socratica. Il nostro filosofo aveva infatti ben chiaro come non fosse obiettivo primario  trovare regole generali di comportamento valide per tutti, ma individuare innanzitutto un metodo che permettesse ad ogni individuo di trovare la Verità, spesso coincidente con quella degli altri, ma con la libertà di fare&#8230; <em>override</em> di alcuni dettagli implementativi!</p>
<p>Sappiamo perfettamente che XP non esclude affatto la possibilità di essere riadattata a contesti specifici e che il valore della metodologia <em>by the book</em> è certamente inferiore al suo valore una volta applicata nel mondo reale, con i dovuti riscontri empirici.</p>
<p>Soprattutto però il motto <em>conosci te stesso</em> e i metodi agili hanno in comune lo spirito fondamentale: affronta la realtà, non credere di essere quello che non sei, accetta i tuoi limiti insuperabili, supera quelli superabili e <strong>osservati, sempre!</strong> Stai pensando anche tu al concetto di <strong>retrospettiva</strong>? Al concetto di <strong>metrica</strong>? Al <strong>valore di feedback</strong>? Anche io.</p>
<p>Agile Socrates &#8211; Dynamo Waterfall: 2-0.</p>
<p>L&#8217;analogia tra pensiero socratico e pensiero agile che mi affascina di più però è un&#8217;altra.</p>
<p>Il coach Socrate con il suo team di svilup&#8230; ehm, gruppo di allievi utilizzava un metodo di insegnamento che rompeva gli schemi stabiliti dai suoi predecessori sofisti. Questi cercavano di imporre le proprie vedute agli altri con la retorica e l&#8217;impiego di lunghi discorsi, mentre quello usava brevi frasi (<em><a title="Release Early, Release Often" href="http://www.catb.org/~esr/writings/cathedral-bazaar/cathedral-bazaar/ar01s04.html" target="_blank">release early, release often</a></em>) per far emergere spontaneamente nel discorso del proprio interlocutore le debolezze e le contraddizioni senza imporre con violenza il proprio punto di vista. A questa fase <em>ironica</em> seguiva una fase, detta <em>maieutica,</em> in cui l&#8217;allievo veniva affiancato e condotto ad autocorreggere il proprio pensiero facendolo evolvere ad uno stadio superiore di consapevolezza e introspezione, assolutamente non dettato dall&#8217;alto. Tutto ciò si attiene al ruolo del coach in un team agile e al perseguimento del <strong>valore del rispetto</strong> del proprio interlocutore.</p>
<p>Agile Socrates &#8211; Dynamo Waterfall: 3-0.</p>
<p>Ora dimmi: avevi mai pensato di affiancare ingegneria del software e filosofia greca? Dimmi se hai mai rilevato altre analogie tra metodi agili e altri campi della conoscenza, anche se debolissime. Se la nostra mente è un social network di pensieri allora abbiamo tutti bisogno di legami deboli di cui nutrirla.</p>
<p>P.S. Avrei potuto dilungarmi di più su Socrate e il suo metodo, ma via&#8230; questo non è il blog di <a title="Nicola Abbagnano" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nicola_Abbagnano" target="_blank">Abbagnano</a> <img src='http://www.sviluppoagile.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Se vuoi saperne di più: <a title="Socrate" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socrate" target="_blank">Socrate su Wikipedia</a></p>
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