Burning down da house

Un grafico burndown relativo ad un progetto di cui sto curando il processo

Un grafico burndown relativo ad un progetto di cui sto curando il processo

Questo è un burndown chart disegnato appena prima di pranzo, oggi. Lo sto pubblicando per diversi motivi:

  • Mi sembrava abbastanza chiaro e quindi, di base, adatto alla sua stessa diffusione.
  • Dimostra che è possibile disegnarne uno in 5-6 minuti, segando le gambe quindi a tutte le pigrizie possibili. In futuro sarei comunque disposto a faticare anche un po’ di più per vedere quell’espressione di chiarezza acquisita sul volto di tutti: clienti, sviluppatori e interaction designer: “Ah, effettivamente così rende proprio il senso di quello che accade quando aggiungiamo feature selvaggiamente!”. Credo si riferisse alla 4 iterazione, secondo te? :)
  • Trovo piacevole constatare come il passo del progetto sia tutto sommato costante, rendendo chiaro come le oscillazioni della project velocity e della – più rara – ristima delle user story si compensino caoticamente suggerendomi di essere meno paranoico sul valore di project velocity ottenuto di iterazione in iterazione.

Tu? Ci leggi altro? Scrivimi le tue considerazioni, mi interessano moltissimo.

September 18 2009 01:22 pm | Dalle trincee

7 Responses to “Burning down da house”

  1. Massimiliano Arione on 18 Sep 2009 at 15:32 #

    Io sarò un po’ in ritardo sull’agilità, ma mi sfugge la lettura dell’asse delle Y. La riga in mezzo (lo zero?) che rappresenta? E perché (di conseguenza) gli istogrammi stanno un po’ sopra e un po’ sotto?

  2. fabio boldrini on 18 Sep 2009 at 17:04 #

    e la prima volta che vedo gli story point delle feature aggiunte “disegnati” cosi.

    Molto chiaro

  3. Jacopo Romei on 18 Sep 2009 at 17:52 #

    Ciao Massimiliano,
    sull’asse delle ordinate ci sono gli story point. Alla prima iterazione la colonna indica la stima complessiva delle user story dopo il primo corposo planning game. Poi funziona così:

    • Storie completate e/o ristimate agiscono sull’estremo superiore delle colonne
    • Storie aggiunte o eliminate agiscono sull’estremo inferiore delle colonne

    La linea dello zero non è poi così importante quindi. Esprime l’orizzonte del lavoro da svolgere solo nel caso in cui non venga né tolta né aggiunta mezza user story nel corso del progetto. Le informazioni decisive sono:

    • L’altezza della colonna, che indica l’ampiezza – o il peso? – del backlog
    • La pendenza della congiungente gli estremi superiori delle colonne, che indica la project velocity
  4. Daniel Londero on 18 Sep 2009 at 22:16 #

    Interessante il grafico in cui è ben chiaro il concetto “cazzari tutto quello che vedete sotto la riga l’avete aggiunto in corsa” :P

    Non mi ero mai imbattuto in qualcosa del genere è di sicuro impatto.

  5. Jacopo Romei on 20 Sep 2009 at 23:31 #

    Beh, a onor del vero devo difendere – in questo specifico caso, non unico ma comunque raro – il cliente perché ha capito, reagito, accettato lo shift delle scadenze e saputo concentrarsi sulle key features. Il che costituisce la vera vittoria: non mostrare le debolezze ma creare forza insieme, sulla base di un sano feedback e di un solido rispetto reciproco.

  6. Maurizio on 28 Sep 2009 at 18:53 #

    D’accordo con Jacopo sull’osservazione di Daniel.
    Per la mia esperienza la trasparenza (e burndown come quello che hai mostrato tu vanno in questa direzione) è essenziale, di solito il committente (interno o esterno che sia) è più disposto a comprendere le ragioni di un “rallentamento” se è messo in grado di capire cosa accade. Di conseguenza è più predisposto ad accettare fasi di ri-focalizzazione sulle feature essenziali.

    Mi chiedevo anch’io cosa ci fosse nell’asse delle ordinate ma vedo che ci ha già pensato qualcuno ;)

  7. Antonella on 05 Oct 2009 at 12:12 #

    Questo chart aiuta a visualizzare lo scope e a tenere sotto controllo un eventuale scope creep. Per mia esperienza, creep is good, e’ il termine che e’ orrendo;) La cosa buona dell’approccio agile e’ che ti permette di raffinare lo scope senza doverlo pensare tutto all’inizio come un unicum organico, che spesso si rivela non essere tale. Quindi se i ca**ari aggiungono roba in corsa, spesso nella realta’ si stanno chiarendo le idee sui dettagli. E cio’ e’ cosa buona e giusta. Allora, poter visualizzare quanto fatto, quanto e’ stato aggiunto e quanto resta da fare aiuta moltissimo a fare delle scelte strategiche sulle priorita’ e sulle risorse disponibili. Il burndown chart lo vedo come uno strumento per rifocalizzare le priorita’ estremamente efficace.

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply