Agile è… non dire mai “ci pensi tu”

Un committente crede che tu ed il resto del tuo team di sviluppo possiate semplificare per delega, grazie ai metodi agili, il suo lavoro. Lui crede che possiate prendere il suo canovaccio, espanderlo nei dettagli, metterlo in piedi e portarlo pronto in tavola. Molti credono – come lui – che i metodi agili siano uno stupendo scenario in cui sponsorship illuminate da un’idea fulgida possano premere il pulsante rosso di veloci e precisi missili fire-and-forget che andranno a colpire il bersaglio del successo senza ulteriore necessità di azione e pensiero, certe volte addirittura senza alcun rischio d’impresa, “tanto facciamo tutto agile, no?”

A questi diluitori di significato, ricordo che da queste parti si predilige la collaborazione col cliente piuttosto che stare lì ad aspettare che i contratti vengano impugnati inesorabilmente da una delle parti contro l’altra e che invece sarebbe bene giocare allo stesso tavolo dall’inizio alla fine del progetto senza stare lì a sostituire la voglia di lavorare con deleghe e regolette, perché la prima serve comunque, le seconde non funzionano e le terze nessuno le ha ancora trovate.

La forma mentis è la stessa di chi dice che l’agile tutto sommato è solo buon senso riorganizzato rivelando a chi ascolta solo una grave superficialità nel parlare di una mentalità che offre parecchi punti di vista a volte persino controintuitivi.

Ecco, il buon senso: farebbe bene a farne uso un committente del genere e nel frattempo cercarsi un altro team, un’altra metodologia. Di sicuro un altro coach.

December 21 2010 04:00 am | Dalle trincee

4 Responses to “Agile è… non dire mai “ci pensi tu””

  1. odino on 21 Dec 2010 at 15:31 #

    mmmmmm che succede? :-|

  2. Jacopo Romei on 21 Dec 2010 at 15:51 #

    Non è un post legato ad un evento particolare, ma piuttosto ad uno degli equivoci “agili” più frequenti. Siccome sei “agile” allora posso:

    a) pretendere scadenze irrealistiche (”ma come così lenti? non siete agili?”)
    b) pretendere impegno unilaterale (”ma come un bug? vi avevo scritto una mail 76 mesi fa! non siete agili?”)
    c) pretendere di espandere il backlog “a gratis” (”ma come non posso aggiungere specifiche? non siete agili?”)

    e via dicendo.

    Il rischio più grande che corre chi adotta processi agili è quello di trovarsi di fronte persone che non ne hanno colto l’essenza, ma che dico?, la realtà.

  3. Gian on 21 Dec 2010 at 17:17 #

    Forse sono un pò sbrigativo ma parlerei solo di malafede. Non vedevano l’ora di avere l’alibi (” Ah, sei super mega ultra agile? bene, ora ci divertiamo…) per scaricare un pò di frustrazione addosso ad altri con richieste impossibili (che forse loro stessi devono spesso subirsi quotidianamente).
    Quello che si può fare, oltre ad essere molto chiari su cosa si offre e cosa non si offre + regole del gioco, è di cercare di interrompere il circolo vizioso a monte non in atto.
    Ovviamente ogni caso è a sé e bisognerebbe ragionarci in dettaglio.
    Comunque bisogna anche stare attenti a non essere facili prede di queste dinamiche di collusione.
    Se non siamo disposti anche a rifiutare certi clienti o a far rifiutare un certo modo di impostare la consulenza prima poi…
    Se rimaniamo sul piano del cliente che sbaglia non andiamo l’opportunità di rompere il circolo vizioso.
    So che non è facile ma a volte un no dato o ricevuto e l’occasione di un si migliore più avanti nel tempo.

  4. Pappa pronta - Alberto Mucignat on 21 Dec 2010 at 18:09 #

    [...] oggi Jacopo ha postato una perla che voglio sottolineare e di cui riporto il primo paragrafo perché è importante: Un committente [...]

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